I mercati reagiscono negativamente ai verdetti elettorali anti-rigore. Milano apre a -2%, poi lima le perdite. Atene cede il 7,6%. Torna a salire il differenziale Btp-Bund oltre i 400 punti. Che la finanza e la democrazia in questi ultimi tempi abbiano segnato una profonda divaricazione è cosa evidente. Se potessero gli investitori annullerebbero il suffragio universale perché si sentono minacciati ogni volta che i risultati elettorali nei paesi dell’Eurozona mostrano l’insofferenza e la protesta dei cittadini nei confronti delle politiche economiche neoliberiste.

Il cambiamento è adesso
- 07 May 2012
Sono passati più di dieci anni da quando autorevoli esponenti della politica nostrana, a cominciare da Walter Veltroni e Piero Fassino, insieme con alcuni teorici ed economisti di fama, primo fra tutti Anthony Giddens, ci spiegavano con sicumera che la socialdemocrazia era morta, e i partiti socialisti non avevano alcun futuro. Ci spiegavano che il futuro, invece, stava in un “centro” orientato a sinistra (the left of centre, neue mitte…) che si ponesse come obiettivo il governare senza modelli teorici assoluti, basandosi su di un “pianificar facendo” che sapesse cogliere le grandi opportunità offerte dalla globalizzazione modernizzatrice.










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